Grande festa per l’inaugurazione del treno storico, mezzo affascinante e con una piccola particolarità tecnica: non risulta omologato per il trasporto di passeggeri. Un dettaglio che per un privato significherebbe sequestro, sanzione e qualche notte insonne, ma che per lo Stato si risolve con lo strumento giuridico più elastico della Repubblica: la delibera.

È il celebre principio del doppio binario, mai così azzeccato. Al cittadino che monta una lampadina fuori norma piombano addosso ispezioni, prescrizioni e diffide; allo Stato che fa viaggiare un convoglio senza collaudo tocca invece il taglio del nastro e l’applauso. Perché le regole sono sacre, per carità: soprattutto quando a doverle rispettare sono gli altri.

La delibera, del resto, è comodissima: con un foglio si autorizza ciò che la legge vieterebbe, elevando «il fine giustifica i mezzi» a prassi amministrativa. E il bello è la garanzia inclusa: se un domani il treno dovesse dare problemi, basterà un’altra delibera a stabilire che i problemi non ci sono mai stati. Sui binari del Titano, l’unica cosa perfettamente in regola è l’ipocrisia.