Seduta tesa del Consiglio, con l’opposizione che chiede a gran voce le dimissioni del governo e il governo che, come da copione consolidato, prende atto, ringrazia e resta. Il rito è antico e rassicurante: cambia la stagione, non cambia il finale.

L’invito ad «andare a casa», rivolto da decenni a qualunque esecutivo, si scontra però con la realtà del mercato immobiliare: a San Marino una casa è ormai un bene di lusso, e nessuno è così incosciente da lasciare la poltrona senza prima aver trovato un bilocale a prezzo onesto.

Così la politica trova la sua stabilità non nel consenso, ma nell’impossibilità pratica di andarsene davvero. Una forma tutta sammarinese di continuità istituzionale: si litiga molto, si conclude poco, si rinvia tutto alla prossima seduta, che ricalcherà fedelmente questa.