C’è una nuova frontiera del diritto, ed è esattamente la frontiera. Un’auto a noleggio con conducente sammarinese può accompagnare un cliente oltre confine, in Italia; ma se osa accettare la prenotazione per riportarlo a casa, rischia la confisca del mezzo e la sospensione della patente per almeno quattro mesi. Tradotto: può uscire piena, deve tornare vuota.
Il capolavoro normativo regge su una simmetria perfettamente asimmetrica: gli operatori italiani possono lavorare tranquillamente in territorio sammarinese, i sammarinesi in Italia no. Per trent’anni nessuno aveva notato il problema, poi qualcuno ha riletto un comma e ha deciso che l’andata era lecita e il ritorno una minaccia all’ordine pubblico.
La soluzione, raggiunta dopo commissioni miste e carteggi diplomatici degni di un trattato di pace, è elegante: il servizio è regolare purché la prenotazione sia «ricevuta a San Marino» e annotata sul foglio di viaggio. Resta il sospetto che la sorte di un’impresa dipenda ormai dal luogo esatto in cui è squillato il telefono.
Così, nella Repubblica più antica del mondo, si è scoperto che la libera circolazione è un concetto a senso unico, e che il confine più difficile da attraversare non è quello tra due Stati, ma quello tra due burocrazie che non si parlano. Gli autisti, intanto, hanno imparato la regola d’oro del mestiere: porta pure i clienti dove vogliono, ma non riportarli mai indietro. Potrebbe costarti l’auto.
