Si consolida la tesi più rassicurante sull’intera vicenda: Daniele Guidi, l’ex banchiere condannato in via definitiva, avrebbe fatto tutto da solo. Da solo avrebbe svuotato i fondi pensione, da solo orchestrato nomine e decreti, da solo occupato pezzi di Stato — il tutto, prodigiosamente, all’insaputa dello Stato stesso, che nel frattempo guardava altrove con grande impegno.

Un capolavoro solitario che però conta tredici imputati, il che per un lavoro «da solo» è un discreto affollamento. Restano domande di puro galateo istituzionale: chi ha firmato le nomine, chi ha coperto i decreti, chi non ha visto ciò che era sotto gli occhi di tutti. «Il capitolo politico lo stiamo cercando», assicura una fonte, «probabilmente è finito nello stesso cassetto delle pensioni». La Repubblica, intanto, prepara il mandato d’arresto per l’unico colpevole ufficiale: uno, e per fortuna lontano.