Nasce il Registro delle attività storiche, riservato ai negozi con almeno mezzo secolo di vita: una targa, un attestato, e la certezza che nulla in quel locale cambierà mai più, incluso l’arredamento e l’umore del titolare. Per entrare nell’elenco basta dimostrare cinquant’anni di attività ininterrotta, un requisito che secondo la pratica esclude “solo la metà dei bar del centro storico, l’altra metà è aperta dal dopoguerra ma non lo sa dimostrare perché lo scontrino fiscale non è ancora stato inventato”.

Un funzionario dell’ufficio commercio spiega che il registro servirà anche a proteggere il “sapere artigianale” tramandato di generazione in generazione, come il modo di dire “torno subito” e non tornare per tre ore. Le botteghe storiche esultano, anche se alcune ammettono di aver capito di avere cinquant’anni “solo quando è arrivata la lettera del Registro, prima pensavamo fossero passati sì e no dieci anni, il tempo qui dentro si è fermato insieme al bancone”.