Svolta giurisprudenziale sul Titano: i commissari della legge hanno disposto il dissequestro parziale dei quasi quindici milioni congelati a un magnate bulgaro finito al centro delle inchieste sulla banca. Parziale, sì: perché a San Marino perfino l’illecito si può fare a metà, come le porzioni al ristorante.

La logica è di quelle che tolgono il sonno ai manuali di diritto: una parte dei milioni resta sotto sequestro, l’altra torna a casa, lasciando intuire una nuova categoria giuridica tutta sammarinese, i fondi «un po’ sporchi». Non leciti, non illeciti: un comodo forse, in attesa che qualcuno, prima o poi, prenda una posizione. Il tutto coperto dal segreto istruttorio, cioè dall’unica cosa che sul Titano funziona a tempo pieno.

Del resto è lo stile della casa. Dopo aver elevato a disciplina olimpica il rinvio e l’interpretazione, la giustizia della Repubblica aggiunge alla collezione il sequestro a rate: si stringe, si allenta, si vedrà. Perché una condanna divide, un’assoluzione espone, ma un dissequestro parziale non scontenta nessuno — tranne, forse, la logica.