Si chiude nel modo più elegante la telenovela della Segreteria alla Sanità: dopo settimane di interpretazioni, perplessità e solenni «approfondimenti giuridici» per stabilire se un incarico fosse compatibile con un altro incarico, la Repubblica ha partorito la soluzione definitiva, quella che nessun giurista aveva osato immaginare: mettercene un altro.

Massimo Andrea Ugolini ha giurato davanti ai Capitani Reggenti con 38 voti favorevoli, dimostrando che l’incompatibilità è un problema gravissimo finché non si scopre che basta cambiare nome per farla sparire. Un principio destinato ai manuali: se la norma è d’intralcio non si modifica la norma, si modifica il tizio.

Nel frattempo tutti si sono spostati di una casella, come nel gioco della sedia: chi ha giurato alla Sanità, chi è rimasto comodamente segretario del partito, chi è entrato in Consiglio per la prima volta a raccogliere il posto lasciato libero. Un valzer perfetto, nel quale l’unica cosa di cui non si è mai parlato, dall’inizio alla fine della vicenda, è la sanità.